La sharing economy, ovvero l’economia della condivisione

La sharing economy, ovvero l’economia della condivisione

Economia della condivisione: parliamo della definizione e dell’ origine della sharing economy

Oggi le aziende devono fare i conti con radicali trasformazioni dei modelli di business: l’economia della condivisione (o sharing economy) è sicuramente una di queste. Si parla di una trasformazione culturale prima che organizzativa, popolata per lo più da start-up, che ripensano lo scambio di beni e servizi tradizionale e perciò anche il mercato.

Una definizione di sharing economy: il significato


La sharing economy o economia della condivisione, è un concetto in continua evoluzione, come la realtà a cui fa riferimento, che suscita il continuo dibattito degli studiosi e per questo, forse, non si è ancora giunti a una definizione univoca.

Rimane ancora un universo che comprende molte realtà e dai diversi elementi caratterizzanti. Primo tra tutti è il fatto di essere un nuovo modello economico improntato sulla condivisione di beni e servizi, e quindi non più basato sull’acquisto e sulla proprietà ma piuttosto sul riuso e sulla condivisione, in cui l’elemento relazionale è fondamentale.

La fiducia e la collaborazione con gli altri, infatti, caratterizzano lo scambio di mercato sia nella modalità tra pari “Peer to Peer” (P2P) che nel campo del “Business to Consumer” (B2C).

In pratica alcune persone affittano la loro auto per qualche ora, altri si offrono di cucinare pasti per permettere ad un comune turista di immergersi immediatamente nella tradizione culinaria locale, altri ancora condividono la loro abitazione con persone che vengono dall’altra parte del mondo…

Le possibilità sono infinite e gli imprenditori sono sempre alla ricerca di nuove combinazioni.

L’origine della sharing economy:


Il concetto di Sharing Economy iniziò ad essere discusso alla fine del Novecento da economisti e uomini d’affari ma si è concretizzato con il diffondersi di internet e con la nascita delle community.

Nel 2011 Bryan Walsh, senior editor al Time Magazine [1], afferma che la sharing economy è una delle dieci idee destinate a cambiare il mondo di domani. Ma perchè solo ora?

La premessa è la seguente: la seconda decade del ventunesimo secolo è testimone di uno slancio economico dettato da una vera e propria rivoluzione virtuale.

Questo modello si è sviluppato soprattutto grazie al progresso tecnologico che ha permesso una sempre maggiore diffusione di internet, della tecnologia, delle community on line e di nuove piattaforme tecnologiche. In questo panorama gli imprenditori che operano nel campo della sharing economy hanno scorto un’opportunità per i consumatori offrendo loro la possibilità di condividere sia beni tangibili (come la casa o l’auto) che intangibili (come il proprio tempo libero).

Proviamo a tenere in considerazione questo esempio.

La maggior parte delle persone è ben consapevole che la propria auto viene utilizzata soltanto per un piccolo lasso di tempo durante il corso della giornata.

Le automobili rimangono parcheggiate in media il 96% del tempo, trascorrono lo 0,5% del loro tempo ferme nel traffico e lo 0,8% nella ricerca di un parcheggio[2].  Vengono così utilizzate solo il 2,6% durante il loro tempo di vita e, nel 75% di questi casi, a bordo c’è solo il conducente.

Ma quante di queste persone sarebbero disposte a condividere i costi da sostenere (manutenzione, carburante…) a qualcuno che neppure si conosce? Non molti.

Tuttavia, oggi, con la sempre maggiore popolarità di piattaforme di condivisione e il progredire della rivoluzione virtuale, ci si sente a proprio agio a condividere con qualcuno che non si conosce qualcosa che gli appartiene.

A tutti gli effetti, fiducia e sharing economy crescono di pari passo.

I numeri della sharing economy continuano a crescere ed esiste un numero sempre maggiore numero di persone che ne riconoscono i benefici, soprattutto nel momento in cui ci si trova faccia a faccia con la crisi economica e si ha bisogno di risparmiare o di ricavare qualcosa da ciò che non si utilizza.

In BlaBlaCar, l’idea di fondo è quella di estendere la sharing economy nel campo del carpoooling a livello mondiale.

Ad oggi, nel 2016, BlaBlaCar è presente il 22 nazioni europee e vuole diventare a tutti gli effetti un player globale.

Per continuare a crescere è indispensabile continuare a lavorare a stretto contatto con i membri della community al fine di creare un servizio sempre più accessibile e a misura di utente.

3 principi della Sharing Economy degni di nota:

  1. Ogni bene non utilizzato è sprecato: l’intuizione di Fredric Mazzella nasce dall’idea mettere a disposizione delle persone che viaggiano nella stessa direzione una piattaforma web per organizzarsi, viaggiare insieme, condividere le spese e abbattere ogni spreco.
  2. Accesso vs proprietà: la generazione dei consumatori di oggi intravede sempre più vantaggi nel prestito e sempre meno nella proprietà di un bene. In questo modo, ad esempio, anche coloro che non possiedono una patente di guida e che non possono permettersi servizi di trasporto più cari riescono a spostarsi grazie alla condivisione dei posti in auto.
  3. Fiducia: la globalizzazione ha preparato il terreno per lo sviluppo di un mondo interconnesso fatto di imprese e persone. La nascita delle community on line ha poi permesso a persone  sconosciute ma accomunate da una stessa necessità (ad esempio quella di spostarsi da un città ad un’altra) di entrare in contatto in modo semplice e sicuro.

Quindi, che stai aspettando? Entra nel mondo della sharing economy e condividi un passaggio in auto!

[1] Walsh, Bryan. 10 Ideas that Will change the World. Time Magazine, March, 2011.
[2] Are you ready for the resource revolution? di Stefan Heck e Matt Rogers, McKinsey.

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Sharing Economy

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